E’ evidente a tutti come l’utilizzo sempre più massiccio degli strumenti tecnologici abbia mutato i tempi, i modi e la qualità della nostra vita di tutti i giorni. E tale cambiamento è avvenuto soprattutto per quanto riguarda la modalità di comunicare e di relazionarsi fra le persone.
In altri termini, le nuove tecnologie di comunicazione hanno modificato l'assetto e la complessità delle connessioni, ampliando di fatto le possibilità dei sistemi umani di relazionarsi tra loro, potenziando i tempi e i modi dello sviluppo sociale comunitario e globale.
Pertanto, i contesti entro cui si possono dispiegare i processi comunicativi si sono ampliati e diversificati a tal punto, negli ultimi tempi, da vederci tutti coinvolti in continui e sempre più rapidi aggiornamenti terminologici e quindi concettuali.
E veniamo al tema del mio articolo, cioè la mia esperienza di coordinatrice del gruppo di supervisione alla pari on line sistemico-relazionale.
Il servizio promosso da “Psycommunity” è gratuito, in linea con la politica open source che caratterizza il sito. Ogni psicologo che decide di iscriversi deve approvare e rispettare il regolamento generale che gli permetterà di utilizzare la mailing list.
All’interno del sito sono presenti diversi gruppi a seconda dell’orientamento teorico e della tecnica utilizzati dai singoli partecipanti.
Un gruppo per attivarsi deve essere costituito da un minimo di tre partecipanti fino ad un massimo di dieci.
L’esperienza della supervisione alla pari on line è cominciata da parte mia quasi come un’avventura, dato il suo carattere allora sperimentale. Era il maggio del 2007. A quel tempo eravamo solo in due e quindi non c’era ancora il numero “legale” per poter cominciare con la costituzione di un gruppo. In seguito si è aggiunta una terza collega, una quarta e poi gli altri dopo l‘estate del 2007. Attualmente, dopo qualche defezione, il nostro gruppo è costituito da sette psicologi, provenienti da varie parti d’Italia.
Dopo qualche scambio di email di presentazioni fra i membri del gruppo, a settembre del 2007 una collega ha portato il primo caso in supervisione. Ne sono susseguiti altri .
Inizialmente ci sono stati un po’ di problemi organizzativi, tipo sovrapposizioni di casi, per esempio due colleghi che nello stesso giorno mandavano ognuno la propria relazione, il fatto che rispondessero sempre le stesse persone e altre rimanevano silenti.
Il nostro gruppo ha manifestato infatti le tipiche difficoltà in cui si imbattono i professionisti che devono adeguarsi a regole diverse dal modo usuale di lavoro. Quindi per tutti è stato necessario un periodo di adattamento non privo di difficoltà.
Cercando di sollecitare le persone che intervenivano di meno e facendo da tramite fra lo staff e i colleghi, dopo qualche mese e qualche fisiologica difficoltà di assestamento, a più di due anni dalla sua nascita il gruppo sistemico-relazionale continua ad esistere e ad essere produttivo.
Uno dei punti del regolamento prevede infatti che ogni iscritto sia tenuto a partecipare attivamente alla supervisione, (non essendo possibile il semplice ruolo di osservatore), sia sottopponendo al gruppo i propri casi, sia cercando di fornire delle indicazioni, dei suggerimenti ai casi dei colleghi.
In quanto coordinatrice rappresento l’elemento di congiunzione fra i colleghi partecipanti e lo staff di Psycommunity al fine di ottimizzare lo svolgimento del servizio e sviluppare le attività nello spirito open che caratterizza la community. Il mio ruolo è quello di provvedere ad accogliere eventuali nuovi ingressi annunciati dallo Staff, spiegando loro le regole interne del gruppo; di far sì che ogni partecipante rispetti il regolamento generale e il modello di funzionamento che abbiamo concordato come gruppo e che è una sorta di autoregolamento.
Nel 2008, ad un anno dalla creazione del servizio di supervisione, il Dr. Vadalà mi ha chiesto di partecipare ad una sessione di chat per provare a fare i primi bilanci della suddetta esperienza. E’stata l’occasione per confrontarmi “in diretta” coi miei colleghi di supervisione che non conosco personalmente e per incentivare anche una maggiore adesione a tale servizio.
Per un periodo abbastanza lungo infatti siamo stato l’unico gruppo attivo e funzionante all’interno del sito. Ciò è stato ovviamente motivo di orgoglio e di sprone per andare avanti, nonostante dei fisiologici periodi di silenzio della mailing list in cui nessuno proponeva casi.
Personalmente ho creduto fin da quando mi sono iscritta alle potenzialità di tale strumento perché ho ritenuto (e ne sono sempre più convinta) che questa sia un’ottima opportunità non solo come scambio fra colleghi appartenenti allo stesso orientamento teorico e che quindi “parlano la stessa lingua ” ma anche di crescita professionale e umana. Ed è infatti per questo motivo che, anche se non percepivo da parte di tutti i colleghi lo stesso mio interesse a portare avanti tale esperienza, non ho desistito cercando di coinvolgere e di stimolare i colleghi più silenti e che sembravano meno interessati.
Ora ogni partecipante sottopone il proprio caso al gruppo in forma scritta , aspetta un periodo di tempo concordato, che è indicativamente di una settimana, affinchè i colleghi possano elaborare una loro indicazione, sempre attraverso la mailing list, segue poi una riflessione del collega che ha inviato il caso e un dibattito a cui possono partecipare tutti i componenti del gruppo.
Il tutto si rivela quantomeno interessante e stimolante, oltre ad essere utile non solo allo psicologo che ha proposto il caso, ma anche agli altri colleghi .
Seguendo un’ottica sistemica di co-costruzione ho pensato che fosse importante raccogliere i feedback dei colleghi del gruppo e ve li vorrei riportare.
Un collega osservava come “si tratti di un esercizio intellettivo in cui il confronto assume la forma di un interscambio, nella consapevolezza che l'osservatore esterno può individuare più facilmente le ridondanze, i pregiudizi, le credenze con cui il collega prova ad organizzare cognitivamente ciò che osserva. Contemporaneamente, l'orizzontalità della relazione favorisce la possibilità di dare meno rilievo agli aspetti clinici patologici, puntando di più sul confronto di costruzioni, senza pretendere di dare letture cliniche più azzeccate o quadri diagnostici più "corretti" ”.
Altri colleghi sottolineavano le differenze fra supervisione on line e off line, in particolare quanto “il mezzo telematico offra delle oppurtunità diverse dalle esperienze fatte in precedenza, dal punto di vista del tempo e della forma. Di quanto sia estremamente utile, per esempio, poter scrivere, stampare, rileggere e poi rispondere con calma. E inoltre di quanto possano essere preziosi i rimandi scritti proprio perchè si possono recuperare e rivedere in futuro, così da cogliere sfumature che possono essere notate solo dopo diverse letture”.
Un’altra differenza è rappresentata dal fatto che “la supervisione off line ha un suo setting, nonchè un suo utilizzo del contatto umano. Nella supervisione on line invece, si ha la possibilità di leggere e rispondere ai messaggi che ci scambiamo nei posti e nei tempi che più ci aggradano. Inoltre mentre leggiamo e riflettiamo possiamo assumere l'atteggiamento più riflessivo e meditativo possibile.”
“Quando si scrive il caso”, osserva una collega “in qualche modo si fotografa la situazione così come l'espositore la sente in quel momento. A volte rileggendo il caso o solo dovendolo scrivere, il racconto evolve nella mente stessa di chi lo porta.”
Un’altra collega osservava come il gruppo l’abbia aiutata a capire il problema, a chiarire la relazione terapeuta-paziente e le abbia fornito spunti preziosi per la conduzione della seduta. Sapere poi che con un gruppo alla pari si co-costruisce la "mente collettiva” è stato per lei molto importante.
E infine un collega parla della supervisione on line come di “una mente comune accessibile e virtualmente sempre presente. Una specie di aggregato neuronale che funziona a più livelli: adattivo, reattivo e di rielaborazione, rispecchiando il pensiero del partecipante. La possibilità di esprimere, anche grazie alla immediatezza del mezzo, un pensiero e quindi anche tutte le emozioni collegate con la restituzione in diretta da parte del gruppo.”
Vorrei esprimere un sentito ringraziamento ai colleghi Aguayo, Cavaleri, De Maria, Manzin, Mascolo e Paduanello per i loro preziosi feedback.
Sara Savio
