Consulenza Psicologica e sessuologica on line

Andrea Ronconi

Il dottor Andrea Ronconi ci parla della sua esperienza di consulenza psicologica e sessuologica online

 

Presentazione

Il dottor Andrea Ronconi è psicologo, psicoterapeuta e sessuologo. Vive in Emilia Romagna e svolge la sua attività professionale a Rimini, San Marino, Cattolica e Roma.
Il suo intervento è rivolto prevalentemente alle difficoltà sessuali e di coppia, con particolare riferimento alle problematiche relative alla fecondazione assistita.Si occupa anche di terapia della dipendenza da gioco d’azzardo.

Dopo un’esperienza in Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, alla fine degli anni ’90, si interessa alla comunicazione e alla consulenza virtuale. Tornato in Italia, inizia a studiare e sperimentare le potenzialità della comunicazione on line nella sua attività di psicoterapeuta e di sessuologo.
Nel 2000 attiva il sito http://www.psicologia-sessuologia.it, attraverso il quale offre consulenze a distanza, attraverso gli strumenti del colloquio telefonico, dello scambio di e-mail, della chat e della videoconferenza.
Ha scritto numerosi articoli scientifici e divulgativi, molti dei quali disponibili nel suo sito.
E’ membro di Psycommunity dal 2005.
Nel 2004 ha concesso un’intervista all’Osservatorio Regionale della Professione di Psicologo, dell’Ordine dell’Emilia Romagna, in cui parla diffusamente della sua esperienza.
A distanza di tre anni gli chiediamo di tornare sull’argomento. 

Il tuo interesse per la comunicazione virtuale nasce dalla tua esperienza all’Estero. Ce ne vuoi parlare?

Stando là ho incontrato diverse persone, amici e colleghi emigrati italo-australiani, che facevano uso della rete per mantenersi in contatto a distanza fra gli spazi vastissimi dell’outback, che dividono per migliaia di km le diverse città da una costa all’altra fra l’Oceano Indiano e il Pacifico. La loro cultura pragmatica tipica di quei contesti li ha facilitati nell’utilizzare, in maniera utile, lo strumento internet in varie situazioni di aiuto alle persone. Non solo in telemedicina, ma anche nella consulenza psicologica a distanza.

Hai incontrato difficoltà, alla fine degli anni ’90, nell’adattare alla realtà italiana ciò che avevi sperimentato all’Estero?

Le difficoltà erano soprattutto quelle deontologiche e legate alla sperimentazione empirica dei nuovi strumenti di lavoro on line per rispondere ai diversi bisogni e problematiche delle persone che ne facevano esplicita domanda. All’inizio ero così cauto da iper-selezionare le richieste che mi provenivano dalla rete. Ricordo che fra le preoccupazioni più importanti che condizionavano la mia condotta on line c’era la difficoltà, in parte presente ancora oggi, di verificare in tempo reale l’identità del cyber-consultante. Il criterio della maggiore età, che tutt’ora impiego nell’accettare o meno le richieste on line, rimane un chiaro esempio. Per tutelare la privacy dei cyber-pazienti, ricordo che nel 1999 spesi dei soldi per cercare di schermare al meglio le comunicazioni, con firewalls ai tempi sofisticati oggi più che obsoleti.

Nel tuo articolo “La consulenza psicologica e sessuologia on line in collegamento diretto audio-video : premesse epistemologiche e pratiche di un nuovo strumento per il lavoro clinico”, (http://www.psicologia-sessuologia.it/articolo1.htm), fai questa premessa:

Alla luce di un’epistemologia complessa, come quella sistemico-relazionale, vengono presentati vantaggi e svantaggi di questo nuovo modo di lavorare nel campo della psicologia e sessuologia clinica.

Ritieni che l’approccio tipico della comunicazione virtuale sia applicabile anche all’interno di altri orientamenti teorici?

E’ chiaro che ogni professionista responsabile è cosciente del fatto di essere guidato implicitamente dal proprio orientamento teorico di riferimento. Io all’epoca, avevo terminato la specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale, oltre a quella in sessuologia clinica del CIS di Bologna, per cui il mio lavoro rispecchiava le possibilità e i limiti di questi approcci che, a loro volta, passando attraverso il vaglio delle mie competenze/ignoranze professionali e personali, si traducevano in comportamenti. Oggi nel 2007 il “vaglio epistemologico” è cresciuto in complessità ed anche in precisione, avendo maturato una formazione quadriennale in psicoterapia cognitiva e comportamentale.
In generale credo che ogni collega abbia diritto di cimentarsi nel lavoro on line indipendentemente dall’orientamento teorico e tecnico a cui si riferisce nella pratica clinica.

Ritieni che vi ne siano alcuni orientamenti non compatibili con questa modalità?

Un livello differente dal “diritto di ciascuno” per il lavoro è la coerenza epistemologica e la pertinenza metodologica fra il professionista e il suo contesto, gli strumenti che usa nella propria attività..
La telepsicologia o telesessuologia clinica comporta flessibilità di modelli e interventi, non so come possano adattarsi a un setting così particolare e complesso quei colleghi, per esempio, di formazione psicoanalitica, che fanno del setting un aspetto decisivo per un buon lavoro, ma visto che ci sono anche loro sul web, potrebbe significare che i tempi moderni e le nuove tecnologie stanno cambiando non solo il modo di comunicare ma anche quello di pensare e organizzare la realtà lavorativa.

Nel medesimo articolo, affermavi:

Desidero sottolineare che è stata mia intenzione non trattare l’argomento delle psicoterapie o terapie sessuali on line proprio perché ritengo opportuno sperimentare, prima di tutto la modalità di intervento della consulenza a distanza in collegamento diretto audio-video.

E concludevi l’articolo con queste affermazioni:

E’ evidente che un servizio di consulenza psicologica e sessuologica on line in collegamento diretto audio-video, per quanto possa sembrare affidabile, opportuno ed efficace, di fatto presenta diversi limiti rispetto alla consulenza così detta “tradizionale”. Pertanto, potendo scegliere tra una consulenza on line e una consulenza ambulatoriale faccia a faccia con lo specialista, quest’ultima opzione la ritengo di gran lunga più opportuna ed efficace.
La consulenza “tradizionale” possiede infatti una storia di successi validati empiricamente ma soprattutto scientificamente, mentre non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la consulenza nella modalità on line, che al momento attuale, nonostante sembra promettere indubbiamente dei vantaggi ancora richiede, quantomeno, di essere verificata e valutata nel tempo.

A otto anni di distanza, ritieni che vi sia stata sufficiente sperimentazione riguardo la consulenza a distanza?

Certamente no! Non solo è insufficiente la sperimentazione sugli esiti e sui processi del nostro lavoro, ma si rischia, come purtroppo già accaduto in altri settori nella storia della psicologia clinica, di considerare i risultati di ricerche non metodologicamente fondate come “baseline” di riferimento per quelle successive. Le conseguenze negative sono già note a tutti i professionisti sensibili al tema della verifica e monitoraggio degli effetti dei trattamenti psicologici. L’argomento meriterebbe molto spazio perchè credo che gli studi sugli effetti degli interventi di psicologia clinica tradizionali (anche le consulenze!) e ancora di più quelli realizzati on line abbiano bisogno di essere fondati scientificamente, quando possibile.
La questione oltre ad essere culturale, purtroppo, si fa anche economica e politica/decisionale, nel senso che per fare ricerca scientificamente fondata c’è bisogno di risorse finanziarie e di tempo e chi è quotidianamente impegnato nella clinica è molto difficile che possa averne a sufficienza per realizzarle. I dipartimenti di psicologia delle Università, se collaborassero con i privati che lavorano on line da anni e non solo con i colleghi che studiano il fenomeno attraverso i libri o gli articoli dei congressi, potrebbero implementare progetti utili non solo per la nostra comunità ma anche per garantire la qualità del nostro lavoro a chi usufruisce di questi servizi.

“Avendo fatto le mie scelte, per ora preferisco lavorare vis à vis”: così rispondevi a chi ti intervistava nel 2004. La pensi ancora nello stesso modo?

Certo! Il web è uno strumento che non sostituisce ma va a completare, prima, durante e dopo l’incontro vis a vis con lo psicologo formatosi sul campo, con esperienza clinica.

Nel 2004 l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, tramite i colleghi dell’Osservatorio Regionale della Professione di Psicologo, ti intervista sulla tua attività di consulenza on line, implicitamente avallandola (http://www.psicologia-sessuologia.it/intervista.htm).
Nel 2005 L’Ordine degli Psicologi del Lazio pubblica l’e-book: “Il dibattito sulla psicoterapia e sulla consulenza on line. Le iniziative dell’Ordine, le risposte della Comunità professionale”, una rassegna di interventi da parte di nomi di spicco appartenenti alla nostra Comunità professionale. La posizione espressa da quel documento è di estrema cautela, se non di una certa diffidenza nei confronti del counseling e della psicoterapia on line.
Due Ordini, due posizioni assai differenti, e tra loro i chiaroscuri espressi dalla posizioni di tutti gli altri Ordini regionali. Qual è il tuo pensiero in proposito? 

Credo che ci siano differenze sostanziali fra consulenza e psicoterapia, sia nel contesto tradizionale che in quello on line. Così come ci sono dei punti di contatto e sovrapposizione fra le due prestazioni, tanto che solitamente l’una può essere concettualizzata come un’evoluzione, nel tempo, dell’altra. La mia scelta non è tanto condizionata da una aspettativa di sfiducia nei confronti della possibilità di fare psicoterapia on line, quanto dalla necessità e responsabilità sociale legata alla difficoltà di una sua regolamentazione.
Nella mia esperienza io stesso ho scelto di completare il percorso vis a vis con sessioni on line quando, per esempio, il paziente x per motivi di lavoro ha lasciato l’Italia per recarsi all’estero. Gli incontri on line, certe volte realizzati via videoconferenza altre volte semplicemente via chat o telefono, avevano scopi precisi, come quello di monitorare i progressi fatti nelle sedute in stanza di consultazione, o quelli finalizzati alla prevenzione di possibili ricadute. La questione è complessa: una terapia vis a vis completata a distanza attraverso mezzi tecnologici può considerarsi un intervento di telepsicoterapia tout court oppure solo una modalità integrativa la pratica tradizionale, perché resa opportuna dalla situazione specifica, contingente e personalizzata?
La mia risposta oggi nel 2007 è più in linea alla seconda ipotesi ovvero: “l’intervento on line può assumere una valenza anche di sostengo emotivo e di consolidamento del cambiamento come continuazione e quindi completamento di un percorso iniziato in stanza di consultazione e viceversa”.

Nella tua offerta di consulenza on line, metti a disposizione del potenziale consultante gli strumenti della consulenza telefonica, dello scambio di e-mail, della chat, e della videoconferenza.
Quale di questi strumenti è più richiesto? E quale, a tuo avviso, più affidabile? 

Più che di affidabilità parlerei di funzionalità e secondo questo criterio il telefono rimane il mezzo più agevole. Semplicemente perché ci sono più persone che sanno usare un telefono piuttosto che attivare una comunicazione audio-video per usufruire di una videoconsulenza specialistica. La mail la si può usare come primissimo contatto per poi farsi contattare telefonicamente o via chat. Le potenzialità e l’efficacia degli interventi a distanza stanno nella possibilità di realizzare, attraverso la tecnologia, uno scambio comunicativo di domande e risposte che si dispiegano in tempo reale fra il consulente e il consultante. La mail è invece un mezzo troppo limitato, diacronico i cui contenuti si prestano a una alta probabilità di fraintendimenti ed errori interpretativi da parte dei pazienti.

Che scenari futuri intravedi nel settore del counseling e della psicoterapia on line, dal punto di vista del progresso tecnologico, e della ricerca nel settore?

Le opportunità di utilizzo delle tecnologie sono quasi infinite, il problema è coniugare da una parte le applicazioni delle teorie e delle tecniche psicologiche e dall’altra la regolamentazione delle tante possibilità nell’utilizzare questi strumenti.

In un momento in cui i giovani colleghi lamentano scarsi spazi di inserimento nella professione, vedi nel counseling e nella psicoterapia on line una promessa realisticamente realizzabile per loro?

Questo è un argomento delicato. Chi avrà difficoltà nel trovare lavoro nei contesti tradizionali (per i giovani colleghi a volte anche solo trovare da fare del volontariato o del tirocinio non è facile per niente!!) può intravedere la chance dell’on line. E’ triste e preoccupante pensare che alcuni colleghi opteranno per l’on line mossi da una necessità di adattamento per mancanza di lavoro tradizionale invece che da una scelta tecnica e contingente.
Ritengo che ciascun professionista prima di approdare al lavoro via web dovrebbe aver già fatto un certa esperienza di pratica clinica con i pazienti a una distanza di stretta di mano. Nei prossimi anni potrebbe verificarsi il rischio di vedere dei colleghi psicologi che lavorano a distanza (magari avendo fatto anche una formazione a distanza) senza però aver maturato un esperienza sul campo, in “vivo”. Si formerebbero degli psicologi specialisti i cui linguaggi e comportamenti potrebbero essere molto differenti dai nostri, da quelli attualmente codificati nei manuali tradizionali. Questo spostamento dalla stanza di consultazione allo schermo del pc appare inevitabile e a mio avviso in fase di accelerazione. E’ un fenomeno importante che chi insegna all’Università dovrebbe affrontare per preparare e gestire al meglio questi cambiamenti che stanno coinvolgendo la nostra comunità. Mentre 7 anni fa si implementava un sito web con la consapevolezza che servisse soprattutto per veicolare le persone che ci contattavano on line a un approccio tradizionale, indirizzandoli da un collega geograficamente vicino alle loro abitazioni, in futuro la relazione fra psicologo e paziente si potrebbe dispiegare nella direzione contraria: da un preliminare incontro in stanza di consultazione alla relazione mediata tecnologicamente, o addirittura, dal contatto on line alla “psicoterapia” on line.

Grazie Andrea per aver risposto alle nostre domande.

Intervista a cura di Patrizia Belleri

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